
Ogni tanto mi piace fermarmi e fare il punto della situazione. Dire, una volta tanto, le cose come stanno, senza parlare per metafore e pensieri astratti.
Lo faccio per ricordarmi in futuro, quando magari avrò perso la chiave interpretativa di quello che avevo scritto compiacendomi del mio essere ermetica.
Stamattina, prima di uscire, mi sono messa a rileggere un blog dei "tempi duri" che avevo tenuto per qualche settimana prima della Partenza, quest'estate: era un periodo di confusione, di disgusto per me stessa, depressione e nichilismo, diciamo. Un momento in cui tornare a smettere di mangiare sembrava la soluzione migliore. E pure la più facile.
L'estate scorsa, tra agosto e settembre, pesavo 64 chili e rivolgevo parole poco lusinghiere verso me stessa. Non credo che il peso fosse realistico. Più precisamente, era influenzato dalle abbuffate frequenti e pesanti che mi vedevano disperata protagonista.
E disperata lo ero davvero. E non mi piacevo. E non trovavo un senso.
Ed ovviamente tutto ciò non aveva niente a che fare coi chili in eccesso, era un male forte che sent(iv)o dentro, una volontà di controllo che mi sfuggiva sempre di più, un'inadeguatezza a cui non sapevo come porre rimedio.
Poi mi sono allontanata. Mi sono reinventata. Per un colpo di fortuna ho trovato persone con cui confrontarmi dal vivo. Ho parlato, parlato, parlato così tanto... Perchè non volevo più vergognarmi di quello che ero. Sorridevo mesta dicendo: "Alla fine è proprio una malattia. Non è tutta colpa mia. E così come si parla di tumore e raffreddori, non vedo perchè dovrei tenermi dentro il dolore dei DCA".
Mi sono un po' tolta la maschera della ragazza perfetta, che dedica tutto il suo tempo allo studio ed è piena di buoni sentimenti per tutti. Pensavo di averla già intaccata, ma sono felice di vedere che adesso le differenze sono visibili anche a chi è fuori di me.
Non è che stia benissimo. Quasi sempre quando mangio qualche "schifezza" mi sento in colpa, anche se mi dico che non ne ho motivo.
Controllo con interesse scientifico le calorie di quello che mangio fuori (qui esiste un sito per ogni negozio, praticamente... E dato che anche i giapponesi sono abbastanza fissati, è matematico che le calorie e gli altri valori nutrizionali siano indicati con precisione quasi maniacale). Però, e mi ripeto, non baso (sempre) le mie scelte sulla quantità calorica.
Voglio solo sapere cosa mangio.
E magari volete qualche esempio.
Ecco il DA di oggi:
colazione: 1 Baumkuchen (241) + caffelatte (36)
cena: affettato (46) + verdura (30) + zuppa (150) + mandarini (35)
tot: 1646
O quello del giorno prima:
colazione: panino alla custard creme (175) + caffelatte (36)
pranzo:
nikuman (216) + misoshiro (22) + banana (100)
spuntino: frappuccino al caffè (131)
cena: onigiri alla carne (172) + onigiri al tonno/maionese (204) + 2 mandarini (70)
tot: 1126
Mangio quello che mi va, quando mi va. Però cerco di stare sulle 1200. E quando sforo, come oggi con un katsukare che da solo apporta più di mille calorie, cerco di non restringere troppo per compensare.
Perchè il katsukare è talmente buono che non si merita il mio odio e la mia insoddisfazione.
Ora, con la mia bilancia da perdenti, dopo colazione peso sui 55 chili. Un pelo di più, quindi approssimo il mio "peso vero" a 55.
Non è solo quel numero a rendermi felice. E' sapere che... non so spiegarlo... è sapere che sto combattendo per non avere attacchi isterici se mangio qualcosa di fritto, o del cioccolato. E' sapere che mi impegno per non affogare la tristezza e l'odio verso me stessa nel cibo.
E' riuscire a non cadere nella tentazione del digiuno o nella Soluzione Finale del vomito.
Non è che abbia smesso di abbuffarmi. Ma adesso lo segno rosso su bianco sull'agenda. E quando, ad esempio, sono sotto ciclo e sento che ho una fame allucinante e tutto ciò che desidero è inzuppare biscotti nel latte o addentare soffici panini con crema di latte e fragola... bhe, di solito lo faccio.
E Amen.